Mese: Giugno 2026

Quando l’intelligenza artificiale costruisce se stessa.

L’articolo riflette su un passaggio decisivo: l’intelligenza artificiale non si limita più ad assistere l’uomo, ma sta entrando nello sviluppo dell’AI stessa. Questo accelera innovazione e produttività, ma apre una domanda centrale: chi mantiene il controllo delle decisioni? La risposta proposta è HumanAI: usare la macchina per aumentare le capacità umane, senza delegarle scopo, giudizio e responsabilità.

HUMAN-AI: perché il marketing del futuro non è una scelta tra uomo e macchina.

L’AI sta entrando in ogni reparto marketing a velocità folle, ma quasi nessuno si chiede chi resti responsabile quando la macchina decide al posto nostro. HUMAN-AI — Manifesto del Marketing AI 1.0 di Frank Maria de Feo smonta la falsa scelta tra restare umani e restare competitivi. La tesi sta in una parola di copertina: insieme. All’AI il filtrare, prevedere, generare su scala; all’uomo lo scopo, il giudizio, la responsabilità, il ricorso. Un manifesto operativo per chi vuole costruire bene mentre corre, in un’epoca in cui l’AI Act rende l’etica una questione di mercato, non di principio.

Le scuole del naming dove nascono i nomi che restano.

Le scuole del naming spiegano perché alcuni nomi restano nella memoria e altri scompaiono. Le tre principali correnti sono Lexicon Branding, che punta sul potere del suono e della percezione, Landor & Fitch, che lavora sulla costruzione di sistemi e architetture di marca, e Siegel+Gale, che considera la semplicità il principale fattore di successo. Ogni approccio risponde a esigenze diverse, ma tutti condividono un obiettivo: creare nomi che funzionino nel mondo reale. Attraverso esempi celebri come Pentium, Apple, Google e casi concreti come Oveo e Bellebora, emerge una verità semplice: il naming non è un esercizio creativo, ma una decisione strategica che deve resistere al tempo, alle persone e alle conversazioni.

Naming: non scegliere un nome, costruire una decisione.

Il naming non è la semplice scelta di un nome bello o piacevole, ma una decisione strategica che dà forma all’identità di un brand. Un buon nome deve essere memorabile, coerente con il posizionamento, facile da pronunciare e capace di vivere nel tempo, anche quando il progetto cresce o cambia. Per questo non basta l’intuizione: servono ascolto, metodo, analisi del contesto e capacità creativa. Il nome è la prima soglia tra un’idea e il mondo, una piccola parola che può orientare percezioni, aspettative e valore. Quando funziona, non identifica soltanto: apre una strada nella mente delle persone.