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Le scuole del naming dove nascono i nomi che restano.

Le scuole del naming spiegano perché alcuni nomi restano nella memoria e altri scompaiono. Le tre principali correnti sono Lexicon Branding, che punta sul potere del suono e della percezione, Landor & Fitch, che lavora sulla costruzione di sistemi e architetture di marca, e Siegel+Gale, che considera la semplicità il principale fattore di successo. Ogni approccio risponde a esigenze diverse, ma tutti condividono un obiettivo: creare nomi che funzionino nel mondo reale. Attraverso esempi celebri come Pentium, Apple, Google e casi concreti come Oveo e Bellebora, emerge una verità semplice: il naming non è un esercizio creativo, ma una decisione strategica che deve resistere al tempo, alle persone e alle conversazioni.

Naming: non scegliere un nome, costruire una decisione.

Il naming non è la semplice scelta di un nome bello o piacevole, ma una decisione strategica che dà forma all’identità di un brand. Un buon nome deve essere memorabile, coerente con il posizionamento, facile da pronunciare e capace di vivere nel tempo, anche quando il progetto cresce o cambia. Per questo non basta l’intuizione: servono ascolto, metodo, analisi del contesto e capacità creativa. Il nome è la prima soglia tra un’idea e il mondo, una piccola parola che può orientare percezioni, aspettative e valore. Quando funziona, non identifica soltanto: apre una strada nella mente delle persone.

Se pensi che l’AI sia solo uno strumento, sei già rimasto indietro

Molti professionisti vedono ancora l’intelligenza artificiale come un semplice strumento produttivo. Ma il vero cambiamento non è nella velocità con cui l’AI crea contenuti. È nel modo in cui modifica il pensiero, il valore umano e il ruolo della creatività strategica. L’AI non sostituisce la mente umana: la filtra, la amplifica e la costringe a evolversi.

Il Codice Cromatico: Come i Colori e Gli Archetipi Brandizzano la Nostra Mente.

I colori e gli archetipi non sono dettagli estetici ma strumenti potentissimi che i brand usano per entrare nella nostra testa. Il rosso ci accende, il blu ci calma, il giallo ci fa venire fame, e ogni scelta cromatica è un messaggio preciso. Allo stesso modo gli archetipi, dall’Eroe al Creatore, guidano il modo in cui percepiamo un marchio e ci fanno sentire qualcosa, spesso senza che ce ne accorgiamo. I brand costruiscono strategia e seduzione giocando con questi codici visivi e psicologici, mentre noi pensiamo sia solo un colore carino o un simbolo ben disegnato. Guardare oltre la facciata diventa fondamentale: in un mondo dove l’attenzione è oro, capire questi meccanismi ci rende meno manipolabili e più consapevoli.

Il marketing secondo Nielsen: meno budget, più cervello (e più brand)

Il Nielsen Marketing Report 2025 fotografa un marketing in profonda trasformazione: meno budget, più intelligenza strategica. Il 54% dei marketer globali prevede tagli alle spese pubblicitarie, ma non si tratta di rinunce: i fondi si spostano verso canali performanti e ibridi, con una distribuzione media del 40/60 tra digitale e tradizionale.

Nel cuore del report, però, c’è un ritorno fondamentale: il brand. Nielsen ribadisce che branding e performance non sono in opposizione. Al contrario, un brand posizionato con chiarezza genera risultati più solidi e duraturi.

Oggi il marketing efficace non si misura solo in click, ma in fiducia, identità e coinvolgimento. Il brand positioning diventa così la chiave per distinguersi in un mercato saturo di messaggi brevi e poco memorabili.

Il report evidenzia anche il boom delle Retail Media Network, il ruolo crescente dell’AI nella pianificazione media, e le sfide della misurazione crossmediale, ancora troppo frammentata, soprattutto in Europa.

La vera rivoluzione? Tornare a un marketing che non rincorre solo la conversione, ma costruisce senso, valore e relazione. In un mondo dove la percezione conta quanto l’offerta, il branding non è un lusso creativo, ma un asset di business.

Marco De Veglia, il papà del Brand Positioning, non c’è più.

Marco De Veglia, riconosciuto come il padre del Brand Positioning italiano, è venuto a mancare a causa del Covid. Autore di testi fondamentali come Zero Concorrenti, Brand Positioning Formula e Brand Facile, ha lasciato un segno profondo nella professione e nella vita di chi lo ha conosciuto. Con il suo stile chiaro, umano e diretto ha reso il posizionamento accessibile a PMI e grandi aziende, collaborando con marchi come Burger King, Ikea e Microsoft. Un ricordo personale ne celebra la competenza, lo humor e l’umanità, qualità che continueranno a ispirare chi lavora nel marketing.