Maggio 20, 2026
Se pensi che l’AI sia solo uno strumento, sei già rimasto indietro
Nascono gli Aivatar: il nome ufficiale dei nuovi influencer digitali
Ho creato questa parola unendo AI (intelligenza artificiale) e avatar. Non è un semplice gioco linguistico: è un atto di identità. L’AIvatar è un avatar che non rappresenta qualcuno di reale, ma che nasce direttamente dall’intelligenza artificiale. È un personaggio digitale con vita autonoma online, perfetto per il marketing ma anche capace di influenzare cultura e percezione.
I precedenti: Francesca Giubelli, Lil Miquela, Noonoouri
Francesca Giubelli (Italia): influencer virtuale creata — con età fittizia di 24 anni, romana — dal team di KTP Web Agency per promuovere il Made in Italy nei settori moda, food e travel; attiva sui social e presente a eventi come Domosofia e TTG Rimini Wikipedia.
Lil Miquela (USA): una “teenager brasiliana-americana” in CGI che ha collaborato con Prada e Calvin Klein Wikipedia.
Noonoouri (Europa): un’icona fashion digitale comparsa alle sfilate, con oltre 400 000 follower, diventata simbolo di stile e posizionamento luxury Socially PowerfulECONYL® e-shop.
Tutti esempi di successo, ma nessuno aveva ancora una cornice nominale chiara. Erano virtual influencer, avatar AI, personaggi CGI. Io ho deciso di chiamarli per quello che sono: Aivatar.
Perché un nome cambia le cose
• Definisce una categoria: oggi non parliamo più genericamente di “virtual influencer”, ma di Aivatar.
• Crea riconoscibilità: come “blogger” o “youtuber”, un nome semplice rende immediata la comprensione.
• Dà forza strategica: brand, media e pubblico hanno un’etichetta chiara per riferirsi al fenomeno.
Le implicazioni
Gli AIvatar piacciono ai brand perché offrono controllo totale, disponibilità infinita e un’immagine sempre coerente. Ma aprono anche quesiti etici: cosa resta dell’autenticità? Che fine faranno i testimonial umani? Il punto però è che il fenomeno non è più un esperimento: è una realtà che ora ha un nome.
E questo nome è Aivatar.





