Aprile 03, 2025
Il fascino sterile dei ganci pubblicitari.
Benvenuti nell’era della Trap Communication.
Scrivi come parli? Allora sei già dentro il futuro della comunicazione. Errori, frasi senza virgole, pensieri che sembrano sconnessi: tutto fa parte del gioco.
I testi del futuro saranno così: impattanti, diretti, quasi imperativi. Complessi eppure facili da capire. Proprio come i nomi dei locali di oggi e la musica trap: veloci, essenziali, taglienti.
È una scrittura fatta di frammenti. Pezzi di racconto che sembrano non avere senso, ma che in realtà veicolano concetti semplici, iper-creativi, da ricostruire come un puzzle. Ognuno ci legge il suo significato. Ognuno lo interpreta a modo suo.
Niente punteggiatura, niente “reason why”. Una scrittura che vive nella relazione con chi legge. Campionata. Copiata, incollata, remixata. Proprio come faceva Grandmaster Flash, padre dell’hip hop e pioniere dello scratch e del mix.
Le radici? Nell’hip hop e nei film dei primi anni ’80. In “Essi vivono” di John Carpenter, gli alieni travestiti da esseri umani nascondevano dietro le pubblicità comandi secchi: obey, smoke, conform, buy.
E oggi lo vediamo ovunque, soprattutto nel food. Locali con nomi brevissimi e immediati: “Binario”, “Locale”, “Tipico”, “Fico”. Un colpo secco, che arriva dritto al punto.
Il modo stesso di scrivere è cambiato. Niente più carta e penna: tutto passa per gli strumenti digitali. L’iperconnessione ci obbliga ad andare veloci, a comunicare per slogan e meme più che per concetti. Non conta la sintassi perfetta, conta la mobilità dei contenuti.
Il termine “Trap Communication” è stato introdotto per la prima volta in Italia proprio in un mio articolo del 2022, con l’obiettivo di dare un nome a questo nuovo stile narrativo e comunicativo che prende in prestito i codici della trap musicale.





