Giugno 02, 2026
HUMAN-AI: perché il marketing del futuro non è una scelta tra uomo e macchina.
Dal “picco dell’hype” al cantiere vero: perché l’AI ha bisogno di fondamenta (e non solo di spot)
Valeria Lazzaroli, presidente ENIA, ha detto una cosa che condivido in pieno: i grandi modelli di linguaggio come ChatGPT-5 hanno superato il “picco delle aspettative gonfiate” e ora siamo nella fase di disillusione. In altre parole, il fuoco d’artificio dell’hype si è spento e sul tavolo resta il lavoro vero: trasformare la potenza di calcolo in valore reale.
Secondo Lazzaroli, per farlo serve concentrarsi su infrastrutture pubbliche per l’AI. Non solo data center, ma veri ecosistemi: piattaforme interoperabili, tassonomie di dati condivisi, standard aperti. Oggi tutto questo semplicemente non esiste. E finché mancano le fondamenta, i palazzi che proviamo a costruire – per quanto scintillanti – sono solo vetrine pubblicitarie.
E qui mi inserisco io, da membro di ENIA e da uno che ci lavora ogni giorno: sono d’accordo, ma aggiungo che la sfida è doppia. Non basta passare dal “giocattolino che risponde a tutto” alla macchina più complessa: bisogna anche imparare a guidarla. Gli LLM non sono magie istantanee, ma partner di co-creazione che richiedono metodo, consapevolezza e, soprattutto, collaborazione tra umani e algoritmi.
Insomma, è tempo di scendere dal piedistallo delle demo spettacolari e sporcarci le mani. Chi pensa che basti fare una domanda per ottenere un risultato perfetto, resterà deluso. Chi invece capirà che l’AI va “pilotata” con competenza, vedrà arrivare i veri benefici: produttività, efficienza e – se facciamo le cose bene – impatto sociale.





