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Il mio saluto a Marco Benedetto e la lucidità di chi aveva già capito il futuro del giornalismo

Era il giugno 2009 quando conobbi Marco Benedetto, grazie a una conoscenza comune nell’ambiente della comunicazione romana. Entrai in casa sua con l’idea di incontrare un grande editore, ne uscii con la sensazione di aver parlato con qualcuno che stava già leggendo il presente con le categorie del futuro.

Prima ancora di iniziare a conversare, fece una cosa che non ho mai dimenticato. Mi prese la cravatta e mi spiegò, con naturalezza, che chi passava da casa sua doveva lasciare qualcosa. Un gesto di scaramanzia, disse, per assicurarsi che quella visita non fosse l’unica. Non era folklore, era un modo molto concreto di parlare di legami, di ritorni, di continuità. Un’idea sorprendentemente coerente con il suo modo di intendere l’informazione.

Poi ci sedemmo a parlare di giornalismo. Di Blitz Quotidiano, che stava prendendo forma come progetto editoriale nativamente digitale. Di SEO, non come tecnica per inseguire algoritmi, ma come strumento per rendere accessibile l’informazione. Di motori di ricerca, spider, indicizzazione dei contenuti, della differenza tra essere online ed essere davvero trovabili. Di social media, ancora agli inizi, e del loro impatto sulla distribuzione delle notizie e sulla costruzione dell’agenda informativa.

Quello che mi colpì non fu solo la competenza, ma la velocità di ragionamento. Marco Benedetto affrontava questi temi con una lucidità rara, soprattutto per chi veniva da decenni di editoria tradizionale. Non c’era nostalgia della carta, né rifiuto del digitale. C’era metodo. Analisi. Visione. Parlava di posizionamento editoriale, di identità della testata, di equilibrio tra servizio informativo e sostenibilità del progetto. Questioni che oggi diamo per scontate, ma che nel 2009 erano tutt’altro che ovvie.

In quella conversazione emergeva un’idea molto chiara. Il giornalismo non cambia perché cambiano i mezzi, cambia se resta fedele alla sua funzione mentre impara nuovi linguaggi. Blitz Quotidiano nasceva esattamente da questo presupposto, un news magazine pensato per il web, capace di tenere insieme attualità, approfondimento, opinione e velocità, senza rinunciare alla responsabilità editoriale.

Ripensandoci oggi, quella cravatta lasciata come pegno è diventata un simbolo perfetto. Un segno concreto di un incontro che non è rimasto isolato, e di una lezione che continua a tornare. Il futuro non si teme, si studia. E chi ha davvero esperienza non si aggrappa al passato, lo usa come leva.

Questo articolo nasce, purtroppo, come un saluto. La notizia della morte di Marco Benedetto è arrivata ieri e mi ha riportato indietro a un incontro breve nel tempo, ma molto denso nel contenuto. Ho avuto l’onore di conoscerlo e di parlarci, un privilegio che non era affatto scontato. Marco Benedetto era una persona generosa sul piano intellettuale, ma anche estremamente schiva. Non amava esporsi, non cercava relazioni di superficie, non concedeva confidenza con leggerezza. Il fatto stesso di poterlo incontrare, di essere accolto in casa sua, di visitare la redazione di Blitz Quotidiano e persino di avere il suo numero di telefono, cosa riservata davvero a pochissimi, dice molto del tipo di rapporto che instaurava. Non era frequente, ma quando accadeva lasciava il segno. Per questo, anche se quell’incontro fu circoscritto nel tempo, resta per me uno dei momenti più formativi e lucidi del mio percorso professionale.

Bio – Chi era Marco Benedetto

Marco Benedetto è stato uno dei protagonisti più autorevoli dell’editoria italiana. Giornalista e manager editoriale, ha attraversato oltre mezzo secolo di informazione ricoprendo ruoli chiave, dall’ANSA alla direzione di grandi gruppi editoriali. È stato amministratore delegato de La Stampa e del Gruppo Espresso-Repubblica, contribuendo in modo decisivo all’innovazione tecnologica delle redazioni italiane. Fondatore ed editore di Blitz Quotidiano, ha creduto precocemente nel giornalismo digitale come spazio di evoluzione naturale dell’informazione. Uomo riservato, rigoroso, di grande cultura giornalistica, ha rappresentato un punto di riferimento per chi ha sempre visto il giornalismo come servizio pubblico e responsabilità civile.

Frank
administrator

Francesco Maria de Feo, detto Frank, esperto di marketing e comunicazione, è specializzato in naming e brand positioning. Creatore del metodo CRESC, abbina intelligenza umana e artificiale per naming vincenti. Con una lunga esperienza in settori ICT e pubblici, esplora nuove frontiere dell'AI nel marketing, valorizzando autenticità e creatività.

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